filippo bombace architect

brush house

roma (italy) - 2007

ph. : luigi filetici

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La richiesta di trasferire nella nuova abitazione gli arredi già in loro possesso, il desiderio di recuperare le variegate pavimentazioni esistenti ed infine la volontà di riconoscere nel nuovo progetto un tratto tipico delle loro origini napoletane, costituiscono le pericolose premesse di un intervento di progetto per una giovane coppia di napoletani, trapiantata per motivi di lavoro a Roma.

 

Riuscire a definire un intervento contemporaneo nelle ‘corde’ dei Committenti ma al contempo anche in quelle del progettista costituisce il grande rischio dell’operazione, tanto da indurre il dubbio sulla convenienza o meno di dar corso a questo ‘matrimonio’.

 

Ma la sfida di progetto rappresenta forse la parte più entusiasmante di questo lavoro ed il professionista accetta quindi l’incarico.

 

Gli ingredienti dell’operazione sono vari per stile, pregio e datazione; la camera da letto è una pregevolissima lavorazione artigianale di antica ebanisteria in noce nazionale, lavorata a Castellammare di Stabia, il salotto è in pelle gialla di poltrona frau e va miscelato con una scultura lignea del maestro Codognotto, cui si accosteranno ancora un dipinto australiano, una macchina da cucire Singer, una collezione di foto retaggio dei numerosi viaggi fatti in giro per il mondo, una composizione  parete TV in noce, ecc.

La lista è lunga e disegna una disomogenia generale molto lontana dall’abituale linguaggio compositivo del progettista, fatto solitamente di geometrie rigorose concretizzate da una ristretta palette di materiali.

 

Ad aggravare la situazione la richiesta di citare i sapori partenopei tramite l’uso della ceramica vietrese, rischiando di rendere ancora più incoerente e caotico il già variopinto scenario.

 

Ma è invece proprio Il pennellato a mano della ceramica vietrese a segnare come un fil rouge tutti gli ambienti, andando di volta in volta a lasciare un tratto differente per tipologia e quantità.